Atti del convegno diocesano – giugno 2018

Pubblicato giorno 11 luglio 2018 - Senza categoria

PER TUTTI GLI OPERATORI PASTORALI

GLI ATTI DEL CONVEGNO DIOCESANO
GIUGNO 2018

1. UNA CHIESA ATTENTA AL CUORE DI DIO
E AL CUORE DELL’UOMO

Il Piano Pastorale della Chiesa di Napoli si costituiva di tre pilastri: comunicare la fede, educare alla fede, vivere la fede: comunicare è allo stesso tempo educare e vivere, così come vivere, testimoniare, è la prima forma per comunicare e per educare alla fede.
Come icona fu scelta la tela delle Sette Opere di Misericordia del Caravaggio.
Il quadro simboleggiava l’apertura della Chiesa ai bisogni della città, la concretezza dei suoi interventi, lo spirito di misericordia che l’avrebbe caratterizzata.
L’attenzione alla città e l’interesse per il bene comune nel Piano Pastorale Diocesano si sarebbero caratterizzati ogni anno attraverso la pratica, una dopo l’altra, delle sette opere di misericordia.
L’ impegno per ciascun cristiano è costruire la nostra Chiesa come casa e scuola di comunione: e la comunione si testimonia nei fatti.
L’importante non è che la Chiesa faccia molte cose, ma che le faccia insieme.
Noi non abbiamo bisogno in questo momento di grandi protagonisti ecclesiali;
noi oggi abbiamo bisogno di testimoniare un popolo umile, di gente che si accoglie, che si vuole bene, che si dice parole vere, non si nasconde dietro le maschere; abbiamo bisogno di una grande autenticità.
Per queste ragioni, unitamente alla quinta opera di misericordia VISITARE GLI INFERMI, il Cardinale Arcivescovo ripropone il tema della NUOVA EVANGELIZZAZIONE: nuova perché nell’ottica di una Chiesa missionaria e in uscita, come ci ricorda anche l’Evangelii gaudium di Papa Francesco.

2. VISITARE GLI INFERMI CON UNO SGUARDO APERTO ALL’ANNUNCIO DEL VANGELO
+ Crescenzio Card. Sepe

Riuniti nel nome di Cristo, con l’assistenza dello Spirito, desideriamo dimostrare di essere una Chiesa viva, che si mette in ascolto della Parola e che, con la forza dello Spirito, vuole incarnare nel territorio della nostra Città il mandato di essere testimoni di Cristo morto e Risorto per noi.
Soprattutto vogliamo diffondere “semi di speranza” per il futuro.
Siamo chiamati ad uscire da noi stessi per avere davanti agli occhi solo ed unicamente Cristo.
Se anche questo può comportare non poche fatiche e difficoltà, lo facciamo in nome di Colui che ci chiama e ci invita ad andare, ad uscire da noi stessi per essere annunziatori del Vangelo.
Guidati dall’esempio di Maria Immacolata che nel Vangelo, pur parlando poco, interviene nei momenti più significativi, come nel Cenacolo, laddove nasceva la Chiesa, insieme agli Apostoli.
Continuiamo il cammino delle opere di carità scegliendo la quinta opera di misericordia VISITARE GLI INFERMI: l’infermità che è propria dell’uomo, appartiene a tutti e, per noi credenti, acquista un senso, un valore e una dimensione del tutto particolare.
L’infermità è connessa alla nostra creaturalità.
Quando l’uomo non accetta il suo essere creaturale – vedi il peccato di Adamo -, allora non accetta più se stesso, si rivolta e cerca soluzioni drammatiche per superare le sue fragilità.
La nuova lettera pastorale si articolerà in due momenti: nella prima parte ci soffermeremo sulla quinta opera di misericordia; nella seconda volgeremo lo sguardo alle nuove forme di Evangelizzazione.
Ci interrogheremo su come essere “Chiesa in uscita”, Chiesa che vuole andare incontro all’uomo del nostro tempo, che vuole relazionarsi, accogliere, visitare, non nella pretesa di guarire ma nella responsabilità di prendersi cura degli altri.
Ognuno si senta chiamato in prima persona a dare il proprio contributo.
È una grande impresa, una vera e propria Rivoluzione Pastorale: giovani che devono evangelizzare i giovani, malati che devono evangelizzare malati, ma come ogni rivoluzione dipende dal nostro cambiamento, dalla nostra conversione interiore.
Andiamo dalla Madonna, strappiamole il mantello, poniamoci sotto la sua custodia, facciamoci avvolgere da questo abbraccio potente e materno.

3. IO VERRO’ E LO CURERO’

La quinta opera di misericordia VISITARE GLI INFERMI ci invita a cercare una “misericordia operosa” che metta tutti nella condizione di guardare e agire con responsabilità: “amorevole coraggio” per guardare le sofferenze degli uomini; “amorosa intraprendenza” per lasciarsi coinvolgere dal dolore del prossimo; “misericordia per la propria terra”.
Già esistono tanti “samaritani sconosciuti”, che esprimono premura e amore verso gli ammalati con forme di attenzione e di sostegno disinteressato.
Bisogna cercare colui che non può proporsi nella visibilità, perché relegato nel suo letto di dolore.
Bisogna superare le “malattie” dell’individualismo e dell’efficientismo, che nel nostro tempo stanno generando solo indifferenza,.
Non siamo un policlinico attrezzato con i migliori macchinari: siamo un presidio di emergenza, in cui spesso, si strappano pezze dalle divise per fare le garze.
Occorre una pastorale della cura, non quella comunemente intesa (palestre, centri benessere, coach spirituali …), ma quella cura rivolta all’altro.
Certamente è estenuante e preoccupante, toglie tempo, energie, forze, evita il dolore, l’ascolto, e perciò la cura viene delegata unicamente alle istituzioni, viene ospedalizzata e la sofferenza viene nascosta nelle “case di cura”.
La risposta all’infermità è VISITARE: non è l’ammalato che si propone alla vista, ma è il nostro sguardo di carità che cerca di inquadrare l’ammalato e di metterlo a giusta luce, a portata di misericordia.
Da questa impostazione nasce un’esperienza di carità che non si chiude e non si definisce negli ambiti delle istituzioni caritative.
È il tempo di una pastorale della cura, che non è una pastorale della guarigione.

4. PER UNA PASTORALE DI EVANGELIZZAZIONE
Il tema dell’evangelizzazione rappresenta l’ambito fondamentale attraverso il quale è possibile descrivere la natura e la missione della Chiesa.
È necessario ripensare la pastorale parrocchiale in chiave missionaria, come ricordato nel Piano Pastorale Diocesano, attraverso il quale il Cardinale Arcivescovo esorta la comunità diocesana al essere “Chiesa un uscita”.
La missione deve raggiungere tutti; la missione si esprime attraverso la condivisione di esperienze; la missione deve favorire il senso di comunione e di appartenenza alla chiesa; missionarietà come atteggiamento di tutti, specialmente degli operatori della pastorale; la missione deve raggiungere la gente lì dove vive, attraverso atteggiamenti di misericordia.
Sono state evidenziate molteplici esperienze: visita periodica alle famiglie, missioni popolari, evangelizzazione “porta a porta”, evangelizzazione in piazza o attraverso la pietà popolare, le feste patronali e la cura del bene comune, esperienze di promozione della carità, Cammino Neocatecumenale, i Centri del vangelo, le piccole comunità di palazzo del progetto “Nip”, i gruppi di famiglie, i cenacoli mariani, il mese mariano e i rosari itineranti.
Sul senso di appartenenza, una certa prassi missionaria non ha consentito nelle parrocchie un effettivo avvicendamento degli operatori, ma al massimo un affiancamento, mentre sulla consapevolezza degli operatori si registra ancora una insufficienza di preparazione e metodo.

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